header-photo

Macri, Emma e famiglia adottano Vittorio

 

Quando Kora se ne è andata, nel sonno, ci siamo sentiti persi. Non solo Emma, la figlia, che con lei aveva vissuto e giocato, ma anche (soprattutto) noi umani. Ci mancava e ci manca. Noi eravamo distrutti ed Emma era stranita. Non la cercava. Perché, quella notte, l'aveva sicuramente vista andarsene e per lei la morte non rappresenta quel distacco atroce e incomprensibile che appare ai nostri occhi. L'aveva accettato. In qualche modo sapeva che Kora non era uscita di casa per andarsene chissà dove, abbandonandola. Ma che era andata in un altrove dove tutti prima o poi andremo. Più i giorni passavamo, più era triste Emma. Così triste che ci stringeva in cuore. Triste di stare da sola, tante ore ogni giorno mentre noi siamo al lavoro. Aveva bisogno di compagnia.
Ho pensato in un primo momento di prendere un cucciolo. Ma ho desistito al pensiero che Emma, 8 anni il 27 luglio prossimo, non avrebbe retto gli attacchi di una piccola peste. Poi ho cominciato a pensare all'adozione di un cane adulto. Ho contattato numerosi canili e lì c'erano mille occhi che mi guardavano. Troppi. Inquieti. Non senza sensi di colpa, non me la sono sentita.
Alla fine, navigando in Internet attorno ai boxer, mi sono imbattuta in Mariangela e nel suo allevamento. Ho visto i suoi cuccioli. Ho letto le belle storie di adozione di un cane adulto. Ho pensato e parlato con Emma, con mio marito e i ragazzi.
Poi, ho preso il coraggio a mille mani e l'ho contattata. “Per caso ha un cane adulto da dare in adozione?” le ho chiesto. La risposta è stata tutta in un nome: Vittorio, quasi tre anni e un'energia assolutamente positiva nella sua anima pelosa. Qualcosa mi diceva che avrebbe potuto essere lui il figliolo da adottare. Si chiama come il nonno che non ho mai conosciuto ed è nato lo stesso giorno di Emma, il 27 luglio, solo cinque anni dopo. Ed è tigrato come l'amato Gaspare di quando ero ragazza.
Un giorno di maggio Vittorio è arrivato a casa mia. Il viaggio da San Giovanni a casa, nella campagna trevigiana, è durato un'oretta e Vittorio l'ha trascorso ansimando e guardando allarmato fuori dal finestrino. Si era fidato in qualche modo di me e di Mariangela che l'aveva convinto a salire in macchina, ma ora, a conti fatti, su quell'auto priva di odori amici, aveva paura.
Una volta a casa si è trovato di fronte un'Emma poco ospitale. Gli ha ringhiato per quasi una settimana. Lo guardava di nascosto e lo evitava accuratamente. Mentre lui, stupito e inquieto all'eccesso, girava per la casa e per il giardino senza mai fermarsi. Anche di notte. E ansimava. E se mi perdeva di vista, correva disperato in ogni angolo a cercarmi.
L'unica cosa che, in quei primi giorni ha fatto senza problemi, era mangiare. Meno male.
Per aiutarli a costruire un'amicizia, ogni pomeriggio andavamo a fare lunghe passeggiate per i campi. Loro, liberi di correre, non si sfioravano neppure.
Infine, ed era martedì, cinque giorni dopo l'arrivo, ho sentito alle mie spalle movimenti e rumori strani. Mi sono girata e li ho trovati lì, sull'erba, abbracciati a giocare, a mordicchiarsi, a contendersi senza astio la pallina. Il ghiaccio si era rotto. Emma lo aveva accettato e lui ne era evidentemente molto felice!
Da quel giorno, ora dopo ora, ho cominciato ad avere la netta sensazione che Vittorio si stesse ambientando. Ha cominciato a giocare con le palle, che prima ignorava, timidamente saliva sul cuscino della cuccia, mi rubava calze e scarpe (cosa che fa tutt'ora...a quasi un mese dall'inizio della suo nuova vita). Ora cerca perfino di portar via i giocattoli a Emma.
Ce la sta facendo. Mi sembra che la sua nuova famiglia gli piaccia. Certo, non si sente ancora sicuro. La notte la trascorre vicino al mio letto e ogni tanto mi annusa per essere sicuro che sia ancora lì, che non me ne sia andata. E durante il giorno, non sempre riesce a stare in giardino con Emma. La maggior parte delle volte preferisce stare vicino a me. Imparerà ad avere fiducia. Ne sono convinta. Al momento sembra un cucciolo un po' cresciuto che esplora cose e luoghi con una curiosità (spesso accompagnata da un certo timore) che fa tenerezza. Ha scoperto il phon (l'aria calda mi inquieta), le palle (ci si gioca...caspita), le tartarughe (ah che paura!), la macchina (ci vomito perché mi fa affanno), il cuscino (però, è morbido), la fontana (fantastico fare il bagno), i cavalli (detestabili, troppo grossi), i gatti (che fanno, corrono? Li rincorro?) e l'amicizia (Emma è scorbutica, ma che leccate sopraffine mi sa dare).
Quanto a noi, spettatori e al tempo stesso protagonisti di quest'avventura, restiamo a guardare, a vivere con lui. E soprattutto a volergli bene. Grazie Mariangela.